Qualche giorno fa, era tardo pomeriggio, stavo guardando la vetrina di un negozio in attesa che mia figlia finisse la sua lezione di pattinaggio.
Mi si avvicina un tipo. Un bel tipo.
Completo grigio scuro, camicia celeste con le cifre, pashmina blu.
Mi sorride:
+ Scusa, sei sola?...
Già l'approccio mi era parso subito parecchio triste, ma mi son detta che in fondo dovevo apprezzare. Che dallo "scusa hai da accendere" già aveva fatto progressi.
Rispondo:
- Beh, salvo che qualcuno non mi stia pedinando, direi di sì.
Accenna un sorriso e parte subito con una serie di complimenti (della serie sei carina etc etc) senza cavalcare la mia ironia. Ma ok. Mi dico ancora una volta di non giudicare.
Ci scambiamo qualche parola ma capisco che il tempo stringe e che devo andare a prendere Vittoria.
Glielo faccio presente.
Apre la sua bellissima borsa di pelle da lavoro ed estrae l'apposito porta biglietti da visita in pendant con tutto il resto.
Il Dottor X mi porge i suoi contatti e mi dice, scostandosi dalla fronte il ciuffo phonato e gettando uno sguardo furtivo, all'auto stima finalizzato, al proprio riflesso nella vetrina:
+ Qui c'è il mio numero, se una di queste sere ti va un birrino?
Spalanco gli occhi!
(Un birrino?? Mi ripeto tra me e me. Ma che sono un tuo amico? Perché non si va al primo circolo? E poi dopo i' che si fa? Una briscola!?)
Ma semplicemente rispondo:
- Grazie, nel caso ti chiamo.
Ho girato l'angolo e gettato il biglietto.
Oggi, invece, sono uscita alla 13 da lavoro. Ho mangiato un panino al volo in macchina e mentre stavo rientrando, mi sono fermata ad un bar lungo il tragitto.
Proprio accanto al bar, un palazzo di circa 4 piani dove, con tutta evidenza, erano in atto i lavori di ristrutturazione della facciata.
Esattamente quando stavo entrando nel bar, arriva un ragazzo. Un muratore che probabilmente si stava prendendo una pausa e che stava lavorando alla suddetta facciata. Jeans strappati, felpa, scarpa antinfortunistica e qualche schizzo di calcina in qua e là.
Mi vede ed accelera il passo. Solo per aprirmi la porta e farmi entrare per prima.
+ Prego signora.
E mentre lo dice mi guarda. E mi guarda così intensamente quasi a volermi dire: se ti prendo ti metto su quell'impalcatura e ti fo vedere la Madonna e tutti i Santi. Lo capisco. Ma lui è galante.
Prendo il mio caffè, in disparte. Arrivo a pagare e il cassiere mi fa:
+ il caffè lo ha già pagato quel ragazzo lì.
Era lui. Che era appena uscito.
Esco e lo ringrazio. Poi scappo e scappo perché la mia vita è una corsa.
Ma l'ho ringraziato mille volte. E mentre lo facevo ho ripensato al Dottor X.
E mi son detta che è proprio vero, amiche mie.
È assolutamente vero.
Ed è vero che l'abito non fa il monaco, né, tantomeno, il maschio.
lunedì 23 novembre 2015
sabato 21 novembre 2015
La cosa bella di quando esci con le amiche e sono le amiche giuste, è che non importa dove vai. Puoi azzeccare la festa più glamour del momento e relazionarti col tipo col risvoltino, l'orologio sul polsino e il Dom Perignon in tasca. Oppure finire nel circolo di campagna, dove il più fine ti invita a ballare dopo essersi pulito il pomodoro della pizza rimasta sulla bocca con la manica del golf.
Non importa perché il momento top della serata sarà sempre quando risalirete in m...acchina.
Stanche, un po' brille, ma felici. Perché in macchina maturerà la sola parte esilarante della serata. Perché ci sarà da ridire e da ridere. Del miliardario chic, del grezzotto rutto libero, della fidanzata di quello moro, della cameriera, del proprietario del ristorante, del cane del vicino di tavolo.
E li, tu con le tue amiche darai il meglio di te.
E ti lascerai andare a riflessioni sulla pace nel mondo, per un attimo dopo, pensare alla scopata più riuscita dell'ultimo periodo.
Roba che nemmeno cinque uomini a briscola alla casa del popolo.
Ma così funziona.
Perché tutto resterà in quella macchina.
Le lacrime, le risate, le parolacce, le confessioni.
Poi scenderai. Rientrerai a casa. Ti metterai il pigiama. E già penserai alla Valle D'Aosta che dovrai studiare il giorno dopo con tuo figlio. Ma con una certezza. Che in fondo pure quella, dopo la tua serata in macchina, ti sembrerà più bella.
Altro...
Non importa perché il momento top della serata sarà sempre quando risalirete in m...acchina.
Stanche, un po' brille, ma felici. Perché in macchina maturerà la sola parte esilarante della serata. Perché ci sarà da ridire e da ridere. Del miliardario chic, del grezzotto rutto libero, della fidanzata di quello moro, della cameriera, del proprietario del ristorante, del cane del vicino di tavolo.
E li, tu con le tue amiche darai il meglio di te.
E ti lascerai andare a riflessioni sulla pace nel mondo, per un attimo dopo, pensare alla scopata più riuscita dell'ultimo periodo.
Roba che nemmeno cinque uomini a briscola alla casa del popolo.
Ma così funziona.
Perché tutto resterà in quella macchina.
Le lacrime, le risate, le parolacce, le confessioni.
Poi scenderai. Rientrerai a casa. Ti metterai il pigiama. E già penserai alla Valle D'Aosta che dovrai studiare il giorno dopo con tuo figlio. Ma con una certezza. Che in fondo pure quella, dopo la tua serata in macchina, ti sembrerà più bella.
Altro...
martedì 17 novembre 2015
L'ho anche frequentato per un periodo, uno tutto muscoli e addominali. Uno di quelli che quando ci sedevamo al ristorante faceva il conto delle calorie che gli mancavano da ingurgitare per completare il percorso ottimale segnato dal personale trainer. Uno di quelli che ordinava un filetto scondito. E che quando esordivo con la mia carbonara, mi guardava come se avessi arrotato un pedone sulle strisce.
"Ma sulla sera è troppo pesa?".
Così mi disse, e io ripiegai con un finto s...orriso su di un'ottima caprese.
Uno di quelli che poi, quando arrivi al dopo cena, ti toglie il vestito, lo ripiega, lo appoggia sull'appendino e volendo ci passa anche un po' di Stira e ammira.
Fu drammatica la serata e la ricordo ancora. La ricordo così tanto che da allora sono stata molto più accorta. Ho capito che un uomo (come una donna del resto) lo si capisce e lo si conosce a tavola.
Uno che ti ordina una bistecca con l'osso e magari ci sorseggia un brunello e quando ti versa il vino ti guarda negli occhi. Poi taglia il primo pezzo di Fiorentina e ti guarda ancora. E mica ti guarda. Ti spoglia. E ti spoglia mentre mastica e gode. Per il piacere della carne, per il sapore del rosso.
Uno che si siede e si ordina un'amatriciana. E alla prima forchettata ti fa il piedino, quasi a dirti "cazzo, ora ti metto al posto della pancetta".
Uno che si prende un tiramisù, e col cucchiaino ti imbocca, lasciando a te il pavesino più buono.
Uno che a tavola gode. E gode perché mangia e perché mentre mangia ti guarda.
E non vale solo per gli uomini. No la tavola è unisex.
Ma che son donne quelle che si siedono ed ordinano un'insalata? Ma che son donne quelle che guardano ad un pezzo di salame come se fosse un testimone di Geova? No, che non lo sono. E sono quelle che se poi ti invitano per un drink nella loro casa dopo cena, sull'uscio ti fanno levare le scarpe e ti infilano le pattine.
Le donne sexy sono altre. Sono quelle che un bicchiere di vino lo gustano e una pastasciutta la seducono.
Ricordo una scena, del film Flashdance. Lei un'operaia, lui il grande capo. La prima cena. Lei si toglie la giacca mostrando una schiena che vabbè. Si arriva fino lì. Ma poi inizia a mangiare aragosta. Con le mani. E si lecca pure le dita. Ma lo fa con una grazia, con una eleganza con una sensualità, che lui era già andato, era suo, che nemmeno quando lei ballava mezza nuda nel night.
Perché il buon cibo è come il buon sesso. E non c'è l'uno senza l'altro.
Ed io se parlo degli uomini, è perché donna sono.
E allora dico che va bene il romanticismo, la canzone ed il tramonto. Ma quando c'è da amare, come da mangiare, il maschio deve essere maschio.
E deve essere quello che ordina l'amatriciana e il vino rosso.
Perché poi noi donne siamo così. E ci piace essere prese così. Con passione con forza ed impeto. Con voglia ed irruenza. Così come si agguanta e si gusta un pezzo di rosticciana. Con le mani, mica con la forchetta.
Altro...
"Ma sulla sera è troppo pesa?".
Così mi disse, e io ripiegai con un finto s...orriso su di un'ottima caprese.
Uno di quelli che poi, quando arrivi al dopo cena, ti toglie il vestito, lo ripiega, lo appoggia sull'appendino e volendo ci passa anche un po' di Stira e ammira.
Fu drammatica la serata e la ricordo ancora. La ricordo così tanto che da allora sono stata molto più accorta. Ho capito che un uomo (come una donna del resto) lo si capisce e lo si conosce a tavola.
Uno che ti ordina una bistecca con l'osso e magari ci sorseggia un brunello e quando ti versa il vino ti guarda negli occhi. Poi taglia il primo pezzo di Fiorentina e ti guarda ancora. E mica ti guarda. Ti spoglia. E ti spoglia mentre mastica e gode. Per il piacere della carne, per il sapore del rosso.
Uno che si siede e si ordina un'amatriciana. E alla prima forchettata ti fa il piedino, quasi a dirti "cazzo, ora ti metto al posto della pancetta".
Uno che si prende un tiramisù, e col cucchiaino ti imbocca, lasciando a te il pavesino più buono.
Uno che a tavola gode. E gode perché mangia e perché mentre mangia ti guarda.
E non vale solo per gli uomini. No la tavola è unisex.
Ma che son donne quelle che si siedono ed ordinano un'insalata? Ma che son donne quelle che guardano ad un pezzo di salame come se fosse un testimone di Geova? No, che non lo sono. E sono quelle che se poi ti invitano per un drink nella loro casa dopo cena, sull'uscio ti fanno levare le scarpe e ti infilano le pattine.
Le donne sexy sono altre. Sono quelle che un bicchiere di vino lo gustano e una pastasciutta la seducono.
Ricordo una scena, del film Flashdance. Lei un'operaia, lui il grande capo. La prima cena. Lei si toglie la giacca mostrando una schiena che vabbè. Si arriva fino lì. Ma poi inizia a mangiare aragosta. Con le mani. E si lecca pure le dita. Ma lo fa con una grazia, con una eleganza con una sensualità, che lui era già andato, era suo, che nemmeno quando lei ballava mezza nuda nel night.
Perché il buon cibo è come il buon sesso. E non c'è l'uno senza l'altro.
Ed io se parlo degli uomini, è perché donna sono.
E allora dico che va bene il romanticismo, la canzone ed il tramonto. Ma quando c'è da amare, come da mangiare, il maschio deve essere maschio.
E deve essere quello che ordina l'amatriciana e il vino rosso.
Perché poi noi donne siamo così. E ci piace essere prese così. Con passione con forza ed impeto. Con voglia ed irruenza. Così come si agguanta e si gusta un pezzo di rosticciana. Con le mani, mica con la forchetta.
Altro...
sabato 31 ottobre 2015
Sono da poco rientrata dal supermercato.
Non so se avete tutti presente il supermercato di sabato mattina. Ecco.
Pensionati incazzati che si aggirano pretenziosi tra gli scaffali di turno e ti guardano con aria di sfida quasi a non comprendere perché tu, che lavori, hai due figli, un cane e due pesci, ti permetti di fare la spesa di sabato mattina.
Donne in carriera che, super taccate, si ritagliano la loro mezz'ora settimanale per comprare almeno due fette di petto di tacchi...no per far compagnia alla solitudine del frigo.
Uomini, scoglionati, parcheggiati assieme al carrello in un angolo mentre la rispettiva compagna fa lo slalom tra la gente per ottimizzare il tempo.
Bambini urlanti e affamati che non comprendono il perché di trovarsi lì, anziché sullo scivolo di un parco giochi.
Ora, in tutto questo bordello, la mia attenzione è stata colpita da una coppia. Felice, tranquilla, serena.
Coppia che ho incontrato in mezzo agli insaccati.
Lui, lei e 5 figli.
Non uno, non due, guardate non tre. Ma cinque.
All'incirca dai due ai 13 anni.
Il padre e la madre entrambi con un carrello. I due figli più grandi, maschio e femmina, rispettivamente accanto all'uno o l'altro genitore. I due più piccoli, presumibilmente gemelli, nel carrello. Uno col ciuccio, l'altro con un pezzo di schiacciata. Il rimanente in piedi nel bel mezzo del carrello che giocava a fare spiderman.
Sono rimasta così, a bocca aperta e coi miei tre etti di salame in mano, ad osservarli. Ed in un attimo ho visto davanti a me. Cinque cartelle, cinque letti, cinque paia di scarpe, cinque tutto.
Per non parlare del mangiare. Sette tazze, sette piatti di pasta, sette braciole. Io che pensavo che solo Biancaneve fosse in grado di mettere a tavola sette persone, sono restata sbalordita.
Loro invece, loro sette dico, sorridenti e felici, si districavano. Tra la richiesta di un figlio, tra il prosciutto da scegliere, tra il pensionato incazzato, tra il naso da soffiare al più piccolo e la bocca da pulire al gemello.
Ho pensato che questo non fosse possibile. E allora l'ho seguiti. E l'ho seguiti fino al reparto surgelati, dove moglie e marito, lui con i quattro salti in padella in mano e lei coi sofficini sotto il braccio, in mezzo alla donna in carriera taccata, ai mariti scoglionati, ai bambini isterici, a chi lavora 24 ore, alle donne che fanno slalom tra gli scaffali, con i loro cinque figli perfettamente allineati, si sono avvicinati e si sono dati un bacio.
Cioè, in un sabato alle 12 in un supermercato, tra il delirio generale, loro due con cinque figli hanno trovato il tempo di darsi un bacio.
Ora, le cose sono due.
O propongo l'immediata candidatura dei due coniugi al prossimo Nobel per la pace, o mi dicono, all'istante, il nome del loro spacciatore.
domenica 20 settembre 2015
Ti svegli la domenica mattina.
Con i capelli ritti e le occhiaie fino al mento. Perché la notte l'hai passata a dar tachipirina al figlioletto di nove anni.
Ti alzi di soprassalto perché l'altra figliola, quella di sette, ti urla che ha fame e devi prepararle la colazione.
Nel frattempo pensi che devi ottimizzare il tempo e che in tutto questo c'è anche il cane da portar fuori, perché ti sta guardando con una faccia come a dirti "ascolta, io ho rispetto del tuo pavimento in cotto, ma dopo 15 ore anche la mia vescica inizia a vacillare".
Allora ti togli la sottoveste e ti infili un vestito di quelli scoloriti e un po' sciupati, quelli che la mi' mamma ha sempre chiamato "da casa".
Indossi l'occhiale più grande che hai, sperando che copra la cispa ancora rimasta.
Calzi la tua ciabatta De Fonseca e ti dici: "ma si, io esco così, tanto chi vuoi che incontri".
Ecco.
Superi il portone e in ordine arriva:
- Il tuo ex storico, quello che ti ha fatto piangere e dannare. Con la nuova fiamma. In louboutin e shatush, di circa 18 anni più giovane di te.
- Enzo Miccio che ti guarda schifato.
- Il postino di C'è Posta per Te, che chiude direttamente la busta.
Con i capelli ritti e le occhiaie fino al mento. Perché la notte l'hai passata a dar tachipirina al figlioletto di nove anni.
Ti alzi di soprassalto perché l'altra figliola, quella di sette, ti urla che ha fame e devi prepararle la colazione.
Nel frattempo pensi che devi ottimizzare il tempo e che in tutto questo c'è anche il cane da portar fuori, perché ti sta guardando con una faccia come a dirti "ascolta, io ho rispetto del tuo pavimento in cotto, ma dopo 15 ore anche la mia vescica inizia a vacillare".
Allora ti togli la sottoveste e ti infili un vestito di quelli scoloriti e un po' sciupati, quelli che la mi' mamma ha sempre chiamato "da casa".
Indossi l'occhiale più grande che hai, sperando che copra la cispa ancora rimasta.
Calzi la tua ciabatta De Fonseca e ti dici: "ma si, io esco così, tanto chi vuoi che incontri".
Ecco.
Superi il portone e in ordine arriva:
- Il tuo ex storico, quello che ti ha fatto piangere e dannare. Con la nuova fiamma. In louboutin e shatush, di circa 18 anni più giovane di te.
- Enzo Miccio che ti guarda schifato.
- Il postino di C'è Posta per Te, che chiude direttamente la busta.
E allora buongiorno??
Buongiorno una sega.
Buongiorno una sega.
venerdì 18 settembre 2015
DEL GIGLIO
È vero.
Siamo chiusi e talvolta anche un po' snob. Perché se nasci e cresci all'ombra della Cupola del Brunelleschi ti vien da pensare che il centro del mondo stia proprio nella strada che stai calpestando.
Siamo altezzosi e un po' boriosi, perché in fondo siamo ancora convinti che la capitale d'Italia sia sempre qui.
Ma siamo anche comici, brillanti e assai vivaci.
Con quella C che non esiste e che in fondo fa impazzire ogni dialetto....
Perché a noi le cose non ci piacciono, a noi le ci garbano.
Perché noi non ti chiediamo dove stai andando, noi diciamo indo' tu vai.
Per noi sei grullo e anche un po' bischero. E se ti si dice è perché di bene te ne vogliam di molto.
Camminiamo per Santa Maria del Fiore e ci affacciamo dal Campanile di Giotto.
È nostra la Galleria degli Uffizi. E tu ci arrivi passando da Piazza della Signoria. Con Palazzo Vecchio, la Loggia dei Lanzi e la fontana del Biancone.
Il Ponte Vecchio e le sue botteghe.
Piazza santa croce e Santa Maria Novella.
Il Piazzale Michelangelo con la statua del David e il Giardin di Boboli.
Per poi finire nell'Oltrarno coi suoi negozi e mercatini. Il quartiere di San Frediano, la Chiesa di Santo Spirito e Palazzo Pitti.
La bistecca e il vino rosso.
La pappa al pomodoro e la ribollita.
La primavera alle Cascine e le serate chiusi in casa a guardare la Viola.
La patria di Petrarca, del Boccaccio e sopra tutto del Sommo Poeta. Che ebbe a citarci tanto nell'Inferno, quanto nel Paradiso, passando dal Purgatorio.
L'italiano che nasce da questo nostro volgare trecentesco.
E poi ancora avanti per finire alle risate.
A quel genio di Monicelli alla supercazzola prematurata, per poi sostare nell'immortale zingarata.
Ma in cima a tutto, sopra tutto, questo nostro Lungarno. Con le luci e le immagini riflesse.
Con la pace e il rumore della brezza.
Perché ancora oggi, e te lo giuro, se tu mi baci qui, è come far l'amore.
Che gioia, Firenze, essere tua.
Altro...
Siamo chiusi e talvolta anche un po' snob. Perché se nasci e cresci all'ombra della Cupola del Brunelleschi ti vien da pensare che il centro del mondo stia proprio nella strada che stai calpestando.
Siamo altezzosi e un po' boriosi, perché in fondo siamo ancora convinti che la capitale d'Italia sia sempre qui.
Ma siamo anche comici, brillanti e assai vivaci.
Con quella C che non esiste e che in fondo fa impazzire ogni dialetto....
Perché a noi le cose non ci piacciono, a noi le ci garbano.
Perché noi non ti chiediamo dove stai andando, noi diciamo indo' tu vai.
Per noi sei grullo e anche un po' bischero. E se ti si dice è perché di bene te ne vogliam di molto.
Camminiamo per Santa Maria del Fiore e ci affacciamo dal Campanile di Giotto.
È nostra la Galleria degli Uffizi. E tu ci arrivi passando da Piazza della Signoria. Con Palazzo Vecchio, la Loggia dei Lanzi e la fontana del Biancone.
Il Ponte Vecchio e le sue botteghe.
Piazza santa croce e Santa Maria Novella.
Il Piazzale Michelangelo con la statua del David e il Giardin di Boboli.
Per poi finire nell'Oltrarno coi suoi negozi e mercatini. Il quartiere di San Frediano, la Chiesa di Santo Spirito e Palazzo Pitti.
La bistecca e il vino rosso.
La pappa al pomodoro e la ribollita.
La primavera alle Cascine e le serate chiusi in casa a guardare la Viola.
La patria di Petrarca, del Boccaccio e sopra tutto del Sommo Poeta. Che ebbe a citarci tanto nell'Inferno, quanto nel Paradiso, passando dal Purgatorio.
L'italiano che nasce da questo nostro volgare trecentesco.
E poi ancora avanti per finire alle risate.
A quel genio di Monicelli alla supercazzola prematurata, per poi sostare nell'immortale zingarata.
Ma in cima a tutto, sopra tutto, questo nostro Lungarno. Con le luci e le immagini riflesse.
Con la pace e il rumore della brezza.
Perché ancora oggi, e te lo giuro, se tu mi baci qui, è come far l'amore.
Che gioia, Firenze, essere tua.
Altro...
mercoledì 9 settembre 2015
AMARSI
È facile innamorarsi nella mancanza.
Quando una persona diventa il sostegno di cui hai bisogno.
Il rimedio alla solitudine....
Il coraggio nella paura.
Quando nel bel mezzo di una vita incasinata, arriva chi mette a posto ogni disordine ormai consumato.
Quando nell'insicurezza, c'è chi riempie di complimenti la tua autostima.
È facile. Si.
Ma non so se questo è amore.
Amare per soddisfare un bisogno è solo offrire un' alternativa al niente.
E allora non vorrei essere amata.
Ma vorrei semplicemente essere quello che ti manca.
Quando non ti manca niente. Niente, tranne me.
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