mercoledì 17 febbraio 2016

Ho visto Perfetti Sconosciuti al cinema e non è certo mia intenzione rovinare la sorpresa a chi ancora deve goderne.
Ma la trama pressoché è già nota a tutti.
Una comitiva di amici che durante una cena, decide di fare il gioco del telefono: mettere ognuno in tavola il proprio cellulare e rendere noto agli altri ogni messaggio, notifica, chiamata, che nel corso della serata fosse arrivata.
Inutile sottolineare l'attualità dell'argomento. Così scottante, così veritiero, da risu...ltare tutto reale.
Perché ognuno di noi ha una parte che non svela. Per pudore, per convenienza, per egoismo, per protezione.
Ma quella parte c'è.
Ed è tutta racchiusa li.
Nel messaggio che sostieni di non avere mandato.
Nella chiamata che ti affanni a dire di non avere fatto.
Nella chat di Facebook in cui ti tocchi con un perfetto sconosciuto.
Nei messaggi privati di Twitter, in cui racconti a chi che sia i tuoi problemi.
In quei wathsapp in cui, a seconda dell'evenienza, ti inventi: mamma, amica, amante, santa o puttana.
E non c'entra quanto credi nel tuo rapporto, quanto ami la tua famiglia, o quanto veneri le tue amicizie.
C'è sempre qualcosa di scuro e irrisolto. Di non detto e trattenuto.
Che resta lì. Nella memoria di una sim, che corre affannata a far da concorrente alla tua coscienza.
Invito anche i più coraggiosi, i più puliti a non sfidare gli altri, nè tanto meno se stessi, a questo gioco deleterio.
Tenetelo stretto quel telefono, che sa cose che noi comuni mortali soltanto immaginiamo.
Perché se mi va di mandare in culo il mio datore di lavoro, lasciatemelo fare. Mentre di fronte gli faccio grandi sorrisi.
Perché se mi va di farmi sfilare le mutande da un utente Facebook sconosciuto, per la noia che albeggia nel mio matrimonio, lasciatemelo fare. Mentre cucino la frittata.
Perché se mi va di tentare la strada che ho sempre agognato, a dispetto di tutti, lasciatemelo fare. Senza che quei no diventino patrimonio comune.
C'è che bisognerebbe avere il coraggio di porre un limite alle menzogne che ci raccontiamo.
Ma finché non lo fate, non consegnate l'iPhone. O quanto meno fatelo, solo dopo avere distrutto per sempre la cronologia di wathsapp.
Dite: lo giuro.

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